Il Giorno della Memoria

Martedi, 27 Gen 2026, 14:35

Indumenti che discriminano:
Le righe come segno imposto di esclusione.

II Giorno della Memoria dovrebbe ricordare a tutti quanto questa indelebile pagina di storia non dovrebbe mai più ripetersi; al contrario l'essere umano, purtroppo, sembra non aver ancora imparato con consapevolezza quanto i conflitti di guerra non facciano altro che portare distruzione e lasciare ferite indelebili nei vissuti fisici ed emotivi dei popoli colpiti... credendo che la forza e le "efficienti scelte" siano l'unica arma per farsi spazio. 

 

 

 

Come adulti che educano abbiamo il dovere di non voltarci dall'altra parte e di affrontare anche con i bambini più "piccoli" ciò che è successo, calibrando concretamente con loro la riflessione. I simboli possono restituire parole ed accogliere rivisitazioni: quest'anno in Assemblea abbiamo scelto di confrontarci su quelle divise a righe che gli ebrei dovevano vestire obbligatoriamente. 

 

 

 

Il gruppo ha risposto prima drammatizzando il racconto attraverso il linguaggio del corpo, fatto sia dalle parole degli adulti che con le immagini testo illustrato, esplicitando come quelle giacche fossero prigioni inaccettabili da portare: dichiarandosi inoltre come il conoscere l'altro fosse invece il vero strumento da sostenere come dialogo universale. Le identificative linee verticali nere, blu, grigie ed azzurre, sono state poi in atelier ripercorse a cavalletto con tempere e pennelli, accompagnate da un coinvolgente sottofondo musicale.

 

 

 

 

Le tracce dipinte, poste in un raggiunto luogo storico del territorio (nell'ex Ghetto, in corso Garibaldi a Guastalla) hanno infine commemorato, colorato Il suo "oscuro" muro e ribadito il nostro NO a ciò che è accaduto:

 

"Dobbiamo sempre prendere posizione. La neutralità aiuta l'oppressore, mai la vittima. Il silenzio incoraggia il tormentatore, mai il tormentato."

 

Elie Wiesel 

sopravvissuto all'Olocausto e Premio Nobel per la Pace